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6 aprile 2016 3 06 /04 /aprile /2016 23:01

"Hotel Supramonte" è un brano scritto da Fabrizio De André riadattando una composizione del 1978 di Massimo Bubola che portava per titolo "Hotel Miramonti". La canzone venne poi inserita nel decimo album del cantautore genovese del 1981 che non ha un titolo ma che viene identificato come "L'indiano" per la raffigurazione presente in copertina che è un opera di Frederic Remington. Il brano rivisitato da De André conserva la matrice sentimentale originale per poi accennare velatamente al ricordo dei giorni di prigionia e delle sensazioni provate in quei momenti passati nell'entroterra sardo. Il Supramonte è, in realtà, la catena montuosa che occupa la parte centro-orientale della Sardegna, regione nella quale, De André, aveva scelto di vivere dalla seconda metà degli anni '70. In previsione della nascita della figlia Luisa Vittoria, infatti, l'artista decise di trasferirsi nella tenuta dell'Agnata, vicino Tempio Pausania, con l'allora compagna Dori Ghezzi che, tra l'altro, sposerà nel 1989. In quei luoghi a cui De André sentiva di appartenere successe il drammatico rapimento per mano della così detta Anonima Sequestri nella serata del 27 agosto 1979. I due artisti vennero tenuti prigionieri alle pendici del Monte Lerno presso Pattada per ben 4 mesi prima di essere rilasciati, Dori il 21 dicembre e Fabrizio il 22, grazie al pagamento del riscatto effettuato in larga parte dal padre di Fabrizio, Giuseppe, di circa 550 milioni di lire. La brutta esperienza, però, non portò Fabrizio ad odiare quella terra, anzi, quel territorio continuò ad ispirarlo ed in questa atmosfera surreale nacque il suddetto album che vive sul parallelismo che lega il popolo sardo ai Pellerossa, entrambi vittime oppresse dai loro colonizzatori. Anche per i rapitori, De André, si mostrerà comprensivo concedendo loro il perdono anche nelle fasi processuali e provando addirittura pietà per chi, come quella gente, è costretta ad una simile condizione di vita. Proprio in merito a queste persone, infatti, De André appena il giorno dopo il rilascio ebbe la lucidità di commentare così:"Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai". Queste parole di pietà nascono anche da alcuni comportamenti che i rapitori avevano riservato ai loro "ospiti" e cioè quelli di permettere ai due di stare per diverso tempo slegati e senza bende. Di chi, invece, De Andrè non avrà mai pietà sono i mandanti di quel sequestro poichè persone agiate e prive di scrupoli. Quel luogo inospitale, quindi, anche rifugio per i latitanti del posto nella poetica di De André divenne un Hotel dove soggiornare in compagnia della propria partner pur esprimendo un forte senso di solitudine e di rassegnazione. Nel brano, infatti, non si attende altro che questo momento passi in fretta:"...Passerà anche questa stazione../..come passa il dolore..." per mano di quel "signore distratto" con cui viene rappresentato il tempo in quei lunghi istanti vissuti per centodiciassette giorni. Un grandissimo pezzo che ricorda un momento tragico della vita di De André e di Dori Ghezzi vissuto, però, con grande dignità. Secondo Bubola, coautore del brano, negli anni la canzone perderà il riferimento a quei giorni drammatici per tornare ad essere ciò che era in principio, ovvero, una pura canzone d'amore vissuto anche se, appare difficile, per chi conosce la storia e la vita di De André dimenticare che questa canzone e questo intero album siano frutto anche di quei lunghi mesi di prigionia.

 

 

Altro su:

Dori Ghezzi

Fabrizio De André

Luvi De André

Massimo Bubola 

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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