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"Io non appartengo al tempo del delirio digitale,

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Appartengo a un altro tempo scritto sopra le mie dita,

con i segni di chitarra che mi rigano la vita.

Io l'ho vista la bellezza e ce l'ho stampata in cuore,

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Roberto Vecchioni - Io non appartengo più

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7 gennaio 2021 4 07 /01 /gennaio /2021 00:01

"Guagliò" è una canzone di  Nino D'Angelo del 1997 e pubblicata nell'album "A nu passo d'a città". Disco particolarmente riuscito quello del 1997 che arriva in una fase transitoria della carriera dell'artista napoletano e cioè tra quella melodica all'epoca del celebre caschetto biondo a quella più impegnata degli ultimi anni dove ha assunto una maturità esplosa in veri e propri capolavori. Anche in questo album sono presenti diverse canzoni che rientrano tra le pagine più bella della discografia di Nino D'Angelo come "Chesta sera", "Dint'a sta malincunia" e, appunto, "Guagliò". Musciata con la collaborazione di Carmine Tortora, il brano, parla della decisione del figlio del protagonista di abbandonare il tetto familiare per ricercare la propria indipendenza. L'autore, quindi, nelle vesti del padre mette in guardia il giovane dalle difficoltà della vita e dalla cattiveria del mondo. Il ragazzo, dal canto suo, non presta molta attenzione alle parole del padre credendo esagerate le preoccupazioni del padre dinnanzi ad un mondo che appare facile agli occhi ingenui del giovane. L'incoscenza data dalla tenera età e la voglia di correre da solo verso la propria avventura portano il giovane a non accorgersi della ferita che sta procurando ad un genitore che lo vede e lo vedrà sempre come un bambino. La natura dell'essere figlio, però, rende comprensibile tale comportamento ed il padre, prendendo atto della sua scelta, gli dona gli ultimi insegnamenti sulla durezza della vita e sulle avversità che essa può presentare raccomandandogli, inoltre, di non dimenticarlo nessuna sera facendogli sentire la propria voce al telefono affinchè possa addormentarsi sereno e, soprattutto, perchè quella voce gli è necessaria per sentirsi un qualcuno. Questo, infatti, è uno dei versi più belli presenti nel testo e cioè: "Nun me scurda' nisciuna sera...ca io nun m'addormo si nun chiamm...pecchè me serve 'a voce toia...pe' me senti' nu coccheruno...". Testo magnifico ed interpretazione intensa che fanno di questa canzone una vera perla della ricca storia musicale di un artista come Nino D'Angelo sempre capace di emozionare con il  suo grande talento autoriale ed espressivo.

 

 

 


 

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Nino D'Angelo

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