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3 giugno 2016 5 03 /06 /giugno /2016 23:01

"Gli Squallor" è una canzone scritta e cantata da Federico Salvatore per l'album "L'azz 'e bastone" del 2000. In un periodo intermedio della sua carriera in cui alterna canzoni demenziali ad altre serie, Federico, con questo brano ci spiega le sue origini artistiche e ciò che l'ha spinto ad intraprendere una determinata strada. Prima di tutto arriva la passione del giovane artista per il gruppo degli Squallor, formato, in una sorta di complotto, da quattro amici e allo stesso tempo grandi nomi della musica italiana che attraverso questo progetto, in cui i nomi degli autori non venivano rivelati, si lasciavano andare liberando la loro creatività senza freni dovuti alla censura o ad una certa etica morale. Gli Squallor nascono nel 1971, nell'epoca delle canzonette d'amore e dei grandi cantautori, e fin da subito le loro proposte fanno scalpore ed attirano l'attenzione di un pubblico divertito e scandalizzato allo stesso tempo data la mentalità ancora poco aperta dell'epoca. Le canzoni degli Squallor stracciano via quel velo di ipocrisia e di falso moralismo iniziando ad usare parole forti che, però, già rientrano in un certo gergo giovanile e che, quindi, rappresentano una realtà molto più vera da quella esposta nelle canzonette da juke-box. Come detto, i componenti del gruppo, erano nomi molto noti nell'ambiente musicale erano infatti: Daniele Pace, paroliere e compositore morto nel 1985, Gaetano "Totò" Savio detto "Il maestro", cantante, musicista, autore, produttore scomparso nel 2004, Giancarlo Bigazzi, autore e produttore morto nel 2012 ed Alfredo Cerrutti, produttore ed autore, unico ancora in vita della formazione base. A questi poi vanno aggiunti Elio Gariboldi, che lasciò il gruppo dopo poco, morto nel 2010, Gianni Boncompagni, membro "occulto" del gruppo e Gigi Sabani che ha sostituito la voce di Savio nell'ultimo album "Cambiamento" in seguito ad un intervento subito dal celebre maestro che gli compromise le corde vocali. I pezzi forti e coloriti degli Squallor catturano l'attenzione anche di Federico Salvatore che dai banchi di scuola inizia a pensare ad un futuro artistico e seguendo le orme dei suoi Squallor capisce che per farsi notare deve eccedere con un certo tipo di volgarità. Mettendo in pratica questo progetto Federico subito viene notato da Maurizio Costanzo ed inizia ad entrare in quel giro che lo porta in fretta alla notorietà. La sua musica demenziale, come quella degli Squallor, colpisce ma come nel gruppo degli anni '70 anche dietro Federico c'è una profonda cultura musicale ed una grande capacità autoriale. Tutto ciò, in quegli anni si nota poco e quando Federico inizia a proporre una musica diversa, molto più importante, viene snobbato fino ad essere fatto fuori del tutto in seguito alla sua canzone-denuncia "Se io fossi San Gennaro". Federico, che avrà anche la fortuna di conoscere e collaborare con Giancarlo Bigazzi per diversi anni, da adulto si rende conto del perchè era così attratto da quella musica demenziale: non era la volgarità in sè a sorprenderlo ma quella libertà di espressione che fino ad allora era repressa e che solo gli Squallor hanno saputo liberare. Ed è questo il messaggio che Federico intende far passare con questo brano è cioè che "...il pretesto della volgarità è forse il primo segno della libertà...".  

 

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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