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26 luglio 2015 7 26 /07 /luglio /2015 23:01

"Bella" è un brano scritto da  Nino D'Angelo nel 2005 ed inserito nell'album "Il ragù con la guerra". Nel contesto di un disco di altissimo livello qualitativo, "Bella", è una delle canzoni che meglio rappresenta la crescita artistica dell'ex caschetto biondo partenopeo. Una crescita che non è passata attraverso la ricerca di una musica commerciale che avrebbe potuto portare all'abbandono delle radici e del dialetto napoletano al fine di risultare più accessibile dal mercato nazionale, bensì mediante un innalzamento deciso della qualità dei testi e delle tematiche trattate. Nino, in questo modo, non ha perso il suo stile ma ne ha migliorato il risultato grazie all'esperienza arrivata insieme al grigio dei capelli. Che la sua svolta non presenta alcuna origine di tipo commerciale lo evidenzia il fatto che Nino, in tal modo, non ha esteso di molto il proprio pubblico anzi, parte dei suoi sostenitori degli anni '80, legati ad un certo tipo di musica, non hanno apprezzato il mutamento. D'altro canto, sono in tanti che, pur vedendo del talento in quel ragazzo hanno dovuto attendere questo salto per definirlo un vero artista. In proporzione all'apprezzamento del pubblico anche le vendite dei suoi dischi non sono mutate notevolmente e ciò è anche dovuto alla crisi del settore discografico in Italia ed alla pirateria che, anno dopo anno, ha azzerato quasi del tutto la vendita dei cd. Tornando a "Bella", pare sia nata da un'ispirazione che Nino ha avuto percorredendo in auto le strade di Napoli di notte. La canzone, infatti, è dedicata alla città di Napoli e D'Angelo con le sue parole sembra cullare questa splendida terra, spesso umiliata e maltrattata, che non perde l'amore per i suoi "figli" e neanche la sua bellezza. "Bella comm' a 'na regina c'ha perduto 'a curona e s'è mis' a guardà 'o mare p'accuità 'o dolore..." ,ovvero, "Bella come una regina che ha perso la corona e si è messa a guardare il mare per placare il dolore..." è una delle immagini poetiche con le quali D'Angelo dipinge questa città oggi martoriata, tradita dal suo stesso popolo a cui a messo a disposizione tutto il suo patrimonio artistico, culturale e storico. "Povero ammore, terra 'e canzone...casa 'e poete e cantante c'hanno fatto parlà 'e piant e hanno pittat' 'a luna... tu ce purtant 'ncopp' 'e mane da gloria e nuje t'hammo tradute...bella ca' nun tiene 'e bracce e a te me sento astrignuto" cioè "Povero amore, terra di canzoni...casa di poeti e cantanti che hanno fatto parlare le piante e hanno dipinto la luna... tu ci hai portato sulle mani della gloria e noi ti abbiamo tradito...bella che non hai le braccia ma da te mi sento abbracciato". Un testo profondo e stupendo che rappresenta la città di Napoli ferita, stanca ma mai priva d'affetto per la sua gente. Nel brano ci sono riferimenti anche alle violenze subite da questa città sia dal punto di vista delle organizzazioni criminali che dal punto di vista mediatico in cui viene svenduta in ogni telegiornale. D'Angleo vede Napoli come un'entità umana che non può reagire a questi torti e pur non avendo occhi ha pianto spesso: "Te spacca 'o core e tu nun può fa niente pe chisto tuorto c'he avuto...bella ca nun tiene l'uocchie ma quanta vote e chiagnuto...". Un capolvoro assoluto, quindi, che dimostra ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, la grandezza di quello che può essere considerato l'ultimo grande cantore di Napoli.

 

 

 


 

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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commenti

Ilary 06/16/2012 00:37

Complimenti per questo articolo. Il ragù con la guerra è un disco straordinario e merita di essere conosciuto. Solo una piccola precisazione: l'anno di uscita è il 2005.

Marco Liberti 06/16/2012 09:35



Grazie per i complimenti e per l'errore che mi era sfuggito. Concordo che è un grande disco come tutta la discografia di D'Angelo e soprattutto da "Terranera" in poi. Ciao e grazie ancora per la
partecipazione...



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