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7 novembre 2016 1 07 /11 /novembre /2016 00:01

E' 1999 quando Enzo Gragnaniello scrive "Alberi", una vera e propria invocazione alle radici che non sono altro che la chiave per trovare la propria identità e tornare liberi. Il cantautore decide di presentare questo brano sul palco dell'Ariston partecipando al 49° Festival di Sanremo scegliendo di accompagnarsi con una delle voci più raffinate della musica italiana e cioè  Ornella Vanoni che, da milanese, si cimenterà anche nel dialetto napoletano. Le due voci, molto differenti, creano un mix unico ed affascinante ed i famosi gorgheggi di Gragnaniello danno quel tocco in più dal punto di vista sonoro ed interpretativo che innalzano, artisticamente parlando, lo spessore dell'esibizione. Ovviamente il tutto funziona poihcè alla base c'è un testo di ottima fattura, in pieno stile Gragnaniello. A Sanremo, la canzone, risulta una delle più acclamate riscontrando i favori del pubblico e della critica ed arrivando quarta ad un passo dal podio. La qualità della canzone, però, non fa esaurire il suo successo con la fine del Festival ma vivrà di vita propria fino ai nostri giorni. Il brano, infatti, è classificabile tra le perle migliori della discografia di Gragnaniello che pur presenta tantissimi lavori di qualità assoluta sia dal punto di vista musicale che in quanto a testi come la storica  "Cu 'mme". Tante sono state, infatti, le collaborazioni eccellenti come con Roberto Murolo, Mia Martini, Pino Daniele, Tullio De Piscopo o James Senese. Tornando al brano, Gragnaniello usa la metafora più diretta per parlare di radici e, quindi, degli alberi: immedesimandosi negli stessi riesce ad esprimere le sensazioni di esseri viventi in determinate situazioni che hanno come centralità il legame con la terra e la vita rappresentata sia dalla protezione dalla pioggia concessa dai frutti e sia dal taglio delle radici che gli provocano ferite e gli portano via luce ed affetti facendoli ritrovare soli e lontani. Da foglie al vento, invece, è espressa l'agognato ritorno alla libertà. "Aridi e senza una terra siamo poveri...senza più radici noi non siamo liberi...liberi di fare sogni e di volare via...oltre queste case dove sono gli alberi".

 

 

 

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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