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"...La noia è come il blues: ti fa pensare a dio,

 leggera come un gas che penetra il tuo io;

 La noia è nostalgia di un posto che non c'è,

 è voglia di andar via da tutti e anche da te..."

 

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9 febbraio 2020 7 09 /02 /febbraio /2020 07:55

Trovare un aggettivo per qualificare il Festival appena concluso non è facile perché dire semplicemente brutto non esprime in maniera corretta il concetto. Bello poi sarebbe una eresia. Questo Festival non è stato nulla,né bello né brutto, né carne né pesce, è stato letteralmente anonimo. Sembra averlo già archiviato senza alcuna fatica. I brani, gli ospiti, le vallette e perfino i conduttori che hanno avuto una settimana di vetrina non hanno lasciato assolutamente alcun segno nella storia della gloriosa trasmissione. Le canzoni saranno presto dimenticate, molto più velocemente di quelle degli altri anni. Le uniche cose buone, musicalmente parlando, le hanno portate, manco a dirlo, i veterani: Masini, Tosca, Pelú e Grandi su tutti. Ovviamente tutti esclusi dal podio che ormai è solo una questione commerciale. Podio, tra l'altro, pronosticato da me con due serate d'anticipo per la quasi totalità. Ho sbagliato solo il primo posto credendo nella potenza commerciale e discografica del trio Elodie,Mamhood,Dardust ma forse era troppo presto e troppo sfacciato riconsegnare dopo solo un anno il primato agli stessi autori di "Soldi". Vince Diodato che di qualità ne ha ma la canzone presentata non ha nulla di nuovo e di originale e non vale certo il bottino di premi portati a casa. È evidente che la discografia italiana ha puntato tutto su di lui e probabilmente qualcosa di buono lo otterrà ma non era questo il brano con cui santificarlo. Per le nuove proposte anche arriva una vittoria scontatissima e chissà se Gassmann non debba tutto al suo glorioso cognome. Certo è che non farsi sfiorare dal dubbio è praticamente impossibile. Per il resto spettacolo anonimo: Super ospiti che di Super non hanno niente tranne la paura di presentarsi in gara come il sempre presente Ferro. Conduzione da villaggio vacanza con i due animatori che offrivano siparietti per bambini. Grandi star internazionali completamente assenti. Vallette che non avevano nemmeno il tempo di lasciare un segno che venivano sostituite. In tutto questo lunghissimo ripetersi di eventi trascurabili l'unica cosa che realmente resterà nella storia del Festival è la ridicola e triste diatriba tra Morgan e Bugo con il conseguente abbandono del palco. Una scena che forse riassume meglio di mille parole la capacità di Amadeus di guidare un tale impegnativo compito. Si evince chiaramente quindi che il presentatore può tornare ai suoi quiz per famiglie sempre che, come ironicamente aveva detto Fiorello, non gli tolgano anche quelli. Non succederà perché l'azienda continuerà, a dispetto di tutti, ad esaltare questa edizione, come ogni anno, e probabilmente pubblicamente gli proporranno anche il bis che, per qualche strana ragione, Amadeus, rifiuterà. Non credo che nessuno voglia ripetere un tale scempio: si farà buon viso a cattivo gioco ma nelle stanze dei bottoni già si è alla ricerca di un altro fantoccio che, come succede da qualche, non avrà alcun poter su cast deciso dai cervelloni della attuale discografia italiana. Cervelloni che portano tra i Big emeriti sconosciuti senza né arte e né parte gonfiandoli con polemiche e strumentalizzazioni che lasciano il tempo che trovano una volta che questi personaggetti creati a tavolino consegnano al pubblico le loro insulse e mediocri performance. Proprio queste menti eccelse restano i veri colpevoli della crisi qualitativa del Festival ed è proprio per le loro scelte di preferire ragazzini da plasmare a piacere che non sanno nemmeno tenere il palco a gente con storia alle spalle che si arriva a situazioni dove la metà dei Big è sconosciuta al grande pubblico e dove i risultati non possono che essere deprimenti. Non è un caso che l'ultima vittoria di un brano di qualità che resterà nella storia e di cui forse sentiremo una cover al Festival tra un po' di anni è stata firmata e cantata da Roberto Vecchioni. Il problema è che da allora è passato un decennio di cui avremo pochissime tracce della sua esistenza. Un decennio che sta portando all'oblio e alla deriva la più affascinante manifestazione di cultura popolare del nostro Paese oltre che l'intera musica italiana. Si ricorra subito a qualcuno di competente, prima che sia davvero troppo tardi.

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