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3 ottobre 2016 1 03 /10 /ottobre /2016 23:01

"A cosa pensi" è uno delle perle del periodo d'oro di Marco Masini. Incisa nel suo primo album, "Marco Masini" del 1990, pubblicato subito dopo la vittoria tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo con "Disperato", la canzone è è stata scritta dal cantautore fiorentino in collaborazione con Giuseppe Dati, autore e fido componente di quella grande squadra guidata dal produttore, autore e talent scout Giacarlo Bigazzi. Sono gli anni dell'exploit di Masini, di quella sua voce roca e graffiante capace di penetrare l'anima di chi lo ascolta raccontando le problematiche giovanile del tempo come nessuno prima di lui era riuscito a fare. Non c'è perbenismo nelle sue parole nè conformismo ma solo cruda realtà offerta, però, con poesia, metafora e sensazioni espresse tra urla grintose e graffiante e pacati momenti di dolce compresione dove riecheggia forte la fede nei veri valori umani e sociali che andavano un po' perdendosi in quel periodo storico. Masini, quindi, diventa un simbolo, un profeta in jeans che divide il pubblico: c'è chi lo ama e chi lo odia ma non è un artista che provoca indifferenza. Lui, e la sua squadra di autori, ha davvero qualcosa da dire e l'oceanica folla che riempe i suoi concerti sono una testimonianza diretta di ciò che significa Masini nei primi anni '90. Tante le tematiche difficili trattate in quegli anni con uno stile unico che è un po' una via di mezzo tra i grandi cantautori degli anni '70, la melodia degli '80 e il pop dei '90. Un mix innovativo che trova la sua grande forza nelle parole e quindi in testi colmi di significati e di grande impatto emotivo che trovano la giusta dimensione nel timbro vocale di Marco e nel suo modo di interpretare quei pezzi che hanno segnato un'epoca importante della nostra storia musicale e culturale. "A cosa pensi" è uno di questi brani: in questo caso si tratta la tematica della depressione e della chiusura verso un mondo esterno di cui non si ha più fiducia. Il protagonista, infatti, esorta la sua donna a non chiudersi in sè ma a ribellarsi esponendo, almeno all'interno del loro rapporto affettivo, i problemi e le difficoltà che vive invece di perdersi in una malinconica solitudine senza permettere, nemmeno a chi le vuole bene, di aiutarla. L'uomo si sente impotente e vorrebbe far di tutto pur di aiutarla a reagire e a condividere il suo dolore affichè si riempia quel vuoto che sta accompagnando le sue giornate. Vivere, quindi, le proprie fragilità come un fallimento e lasciarsi spaventare da un futuro incerto fino a chiudersi in sè stessi è sicuramente una di quelle preoccupazioni che, allora come oggi, possono portare le persone più deboli alla depressione ed alla totale chiusura alla vita. Masini e company, quindi, avevano ancora una volta colto nel segno rappresentando come meglio non si poteva una problematica giovanile molto presente ma difficilmente dichiarata da chi ne era vittima. La voce di un cantante, le sue parole furono, quindi, una illuminazione per queste persone spesso rifiutate dalla società: finalmente c'era qualcuno che li capiva e che dava a loro quella voce e quel coraggio che non avrebbero mai trovato in loro stessi per denunciare la cosa e condividerla con una nuova "famiglia" rappresentata dai fans dell'artista. Il rapporto, infatti, che esiste tra i seguaci di Masini e l'artista è un qualcosa di molto profondo e di veramente raro nell'ambito della musica italiana. Un rapporto affettivo e di unione che forse, in Italia, è rispecchiabile solo in quello analogo tra Renato Zero e i suoi "sorcini". L'unione, infatti, va oltre la musica e trova la sua essenza nelle parole, nella condivisione, nell'appartenenza che, soprattutto negli anni '90, appariva quasi come una fede di cui Marco ne era il profeta. Masini, pur apprezzando, non ha mai voluto vestire i panni del profeta o di un maestro di vita ma ha sempre espresso la volontà di essere visto come uno di loro, un amico che aveva la fortuna di fare un lavoro che gli permetteva di dar voce a chi voce, nella società del tempo, non ne aveva con un riferimento particolare ai giovani di quella generazione. Oggi le cose sono cambiate, i tempi sono diversi ed anche Masini è cambiato: è arrivata, più per esigenze professionali che per scelta, la tregua del leone, come ho già spiegato in un recente articolo, la sua squadra vincente si è persa nel tempo ed oggi è in evoluzione cercando nuovi linguaggi ma chi ha vissuto quegli anni rimarrà sempre legato a quel profeta in jeans capace di graffiare il cuore a colpi di poesia.       

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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