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…e per questo amore figlio di un'estate,

ci vorrebbe il sale per guarire le ferite,

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24 settembre 2016 6 24 /09 /settembre /2016 23:01

"Tac" è uno dei tanti successi di Franco Califano ma è anche una confessione del suo modo di vivere il rapporto di coppia. Il brano inciso nell'ambum "Tac...!" del 1977 e scritto dallo stesso cantautore romano d'adozione parla del bisogno del protagonista di scappare dalla routine di una normale relazione sentimentale e della necessità dello stesso di ritagliarsi dei momenti di libertà in cui poter cambiare compagnia scacciando quelle ansie che nascono, in fondo, dalla sua insicurezza. Infatti, proprio quando riesce ad ottenere questa sorta di tregua, l'uomo, sente forte la sua mancanza e gli torna prepotente la voglia di riaverla accanto. La sua assenza tra le mura domestiche, quindi, diventa insopportabile e terribilmente pesante per un uomo che ammette di essere "fatto male" per questo tipo di rapporti per colpa di una smania che non gli fa vivere serenamente un quotidiano comune come, invece, vorrebbe la donna definita "perfetta". Questa immotivata insoddifazione dunque lo porta a continui smarrimenti e contrasti in cerca di una ipotetica tranquillità che in realtà ritrova solo avendo quella donna al suo fianco. Di questo però, come detto, ne prende coscenza solo quando si ritrova da solo e nota che le sue preoccupazioni aumentano portandolo in uno stato di agitazione e di rammarico deprimente e svelando, in qualche modo, l'essenza del vero amore e, al tempo stesso, la sua scarsa propensione nel riconoscerlo e nel proteggerlo. La storia scritta e raccontata da Califano con la solita vena poetica e malinconica ed espressa in una interpretazione come sempre affascinante non è altro che una libera confessione del proprio modo complicato di vivere delle storie serie. Il brano, infatti, si può definire autobiografico da un certo punto di vista poichè lo stesso cantautore ha avuto nella sua vita un rapporto difficile con l'amore a lungo termine preferendo, forse proprio per la stessa insicurezza del protagonista di "Tac", tante avventure passionali privi di reali legami sentimentali. La sua proverbiale nomea, quindi, di "sciupafemmine" rivela sia una profonda conoscenza del mondo femminile e sentimentale come ben descrive nelle sue opere ma anche la debolezza, espressa tra l'altro dalla sua vena malinconica, di non riuscire a mantenere a lungo un rapporto di coppia anche se supportato da un reale sentimento da entrambe le parti. Una pecca, quindi, che forse non gli ha permesso di avere una sua famiglia che tanto desiderava soprattutto negli ultimi anni della sua vita ma che, nel contempo, gli ha consentito di esplorare a fondo l'universo rosa regalando a tutti noi un repertorio di poesie in musica che rappresenta un vero trattato sulle donne e sull'amore costruito sulle esperienze di un grande amatore ma, soprattutto, di un sensibilissimo artista dall'animo tormentato di cui si sente sempre di più la mancanza in un universo musicale italiano spesso freddo e banale. "Ma tac... io mi accorgo che ci sei, proprio quando non ci sei ed allora ti vorrei.../...Ma tac... imporvvisamente c'è come un vuoto intorno a me, chiuso in casa aspetto te!": versi chiave del brano che sembrano proprio adatti alla situazione soprattutto per chi, si accorge della grandezza di questo artista solo ora che non c'è più o come i media che lo hanno solo sfruttato e deriso prima con storie si malavita e  poi, nell'ultima fase della sua vita, facendo leva su quella etichetta da "amatore" che Califano, come abbiamo visto utilizzava per nascondere le sue debolezze, e non esaltando, invece, la sua vera arte autoriale profusa in tanti anni di gloriosa carriera. Oggi tutto questo pare dimenticato ed è un vero peccato soprattutto per le nuove generazioni a cui non viene data la possibilità di lasciarsi affascinare da questo immenso, quanto umile, poeta popolare.          

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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