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11 agosto 2016 4 11 /08 /agosto /2016 23:01

"Grande figlio di puttana" è il primo fortunato brano della band degli Stadio. Incisa nel loro primo 45 giri insieme a "Chi te l'ha detto?" nel 1981, la canzone venne poi inserita nel primo vero album del gruppo "Stadio" nel 1982 anche se, lo stesso disco, era già pronto due anni prima. Entrambi i brani presenti nel 45 giri ebbero subito un successo incredibile grazie alla loro presenza nella colonna sonora del celebre film "Borotalco" di Carlo Verdone del 1982. "Grande figlio di puttana" può sembrare un biglietto da visita azzardato per un gruppo che si affaccia nel mondo discografico ma, gli Stadio, guidati oggi come allora da Gaetano Curreri, avevano già un nome tra gli addetti ai lavori ed erano già professionalmente formati ben prima del lancio del disco. Ad accompagnare Curreri in quell'inizio di storia che gli Stadio scriveranno fino ai giorni nostri c'erano Fabio Liberatori, che lascerà il gruppo nel 1985, Marco Nanni, che ne farà parte fino al 1989, Giovanni Pezzoli, ancora presente nella formazione attuale e Ricky Portera, grande chitarrista italiano a cui il suddetto brano è ironicamente dedicato da Lucio Dalla, autore del testo insieme a Gianfranco Balduzzi mentre la musica è della coppia Curreri-Pezzoli. Proprio Lucio Dalla è colui che crederà in questo gruppo prima lasciandosi accompagnare sul palco per anni nei suoi concerti e poi dando origine al loro debutto artistico in qualità di autore, musicista d'eccezione in diverse occasioni, collaboratore palese ed occulto e grande sponsor verso il gota del mondo discografico italiano. La spinta di Lucio Dalla, però, servirà solo inizialmente poichè ben presto Curreri e company misero d'accordo tutti con le loro qualità strumentali, autoriali ed interpretative. Gli Stadio, come annuncia il titolo del loro primo successo, seguono la strada del Maestro Dalla e portano innovazione, coraggio, sperimentazione, ironia e, soprattutto, grande amore e rispetto verso la tradizione cantautorale italiana accostando alle nuove sonorità espresse da eccelsi musicisti una attenzione particolare ai testi e alle parole. In questo gruppo di scuola bolognese vede l'alba del successo anche un allora sconosciuto e giovane cantautore di nome Luca Carboni che, proprio in questo primo album degli Stadio, esordirà come autore del brano "Navigando controvento" sempre al fianco di Lucio Dalla. Come detto, "Grande figlio di puttana" è un ironico e scanzonato omaggio a Ricky Portera e ciò si evince soprattutto dalla parte di finale del brano dove vi è il verso conclusivo: "...Guarda come suona la chitarra quel gran figlio di puttana.". Tra l'altro, nelle esibizioni live, al momento del suddetto verso, tutti i componenti del gruppo indicavano con ilarità proprio Portera. La cosa, ovviamente, era in tono scherzoso tanto è vero che proprio Portera, in questo brano, era protagonista di un bellissimo assolo di chitarra oltre ad essere voce aggiuntiva insieme al leader Curreri. La canzone, infatti, oltre il titolo che può sembrare forte se privato del testo non ha nulla di offensivo ma è solo un modo per rappresentare in maniera confidenziale un caro vecchio e fedele amico dal carattere un po' naif. Un brano, quindi, che rende subito un marchio chiaro ed unico, nel panorama italiano di allora, ad un gruppo che segnerà la storia della nostra musica pur non avendo mai un vero e proprio sostegno mediatico. In questo caso, infatti, il successo ed i tanti anni di carriera sono frutto solo del talento e della qualità. Gaetano Curreri, cuore, testa e anima di questo gruppo, è diventato infatti una delle firme più prestigiose della nostra musica collezionando, sia per il suo gruppo che per tanti altri artisti, successi su successi che hanno arricchito non poco il nostro grande patrimonio discografico. "Grande figlio di puttana", poi è stata oggetto di rivisitazioni, performance live anche con lo stesso Dalla fino ad una versione rap realizzata da J-Ax nel 2003 per l'album "Storie e geografie" ed intitolata "Un altro grande figlio di puttana". Un successo, quindi, che ha segnato un'epoca e che ancora oggi resta una delle più autentiche rappresentazioni dello spirito artistico di un gruppo di grandi professionisti della nostra musica come gli Stadio.     

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Published by Marco Liberti - in Musica Italiana
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